Retinopatia diabetica

La retinopatia diabetica è un grave quadro patologico in cui i piccoli vasi sanguigni della retina vengono alterati dalla costante elevata glicemia. Questi capillari possono lasciar trasudare liquidi (edema), sangue (emorragie) o possono ostruirsi (ischemie) con conseguenze anche gravi sulla capacità visiva. La retinopatia diabetica è la maggior causa di cecità negli adulti tra i 20 ed i 60 anni. Dopo 15 anni di malattia, il 40% dei diabetici presenta alterazioni della microcircolazione retinica, prima ancora che i pazienti se ne rendano conto. La gravidanza, l’ipertensione arteriosa e il fumo possono peggiorare il quadro. La diagnosi e il trattamento precoce della retinopatia diabetica possono prevenire la perdita della vista.

Nella fase iniziale della retinopatia diabetica possono non esserci sintomi. È molto importante però non aspettare di aver problemi per farsi visitare. Rapidi cambiamenti dei valori glicemici, anche in assenza di una retinopatia evidente, possono comportare transitori annebbiamenti della vista. Se la macula, che è la parte centrale e più nobile della retina, si riempie di liquido (edema) e sangue, a causa della malattia diabetica, la visione si offusca più seriamente e il recupero visivo è più difficile anche dopo il trattamento.
Se invece si vedono improvvisamente punti neri, corpi mobili o un completo annebbiamento nel campo visivo, potrebbe trattarsi di un sanguinamento interno dovuto alla crescita di nuovi vasi sanguigni anormali e fragili che perdono liquido e sangue, a livello retinico e del nervo ottico. Questa fase è nota come retinopatia diabetica proliferante.
È importante farsi visitare con urgenza se si nota un peggioramento della vista perdurante più di qualche giorno, e non associato a uno sbalzo glicemico.

La diagnosi di retinopatia diabetica può essere fatta esclusivamente da un oculista, mediante:

  • un esame del fondo dell’occhio, previa dilatazione della pupilla;
  • una Tomografia a Coerenza Ottica (OCT), esame moderno e non invasivo indispensabile nella diagnosi e a fornire una quantificazione del problema.

L’OCT è un ecografo che ha sostituito gli ultrasuoni con una luce laser. La quantità di informazioni raccolte dal raggio riflesso sul fondo dell’occhio è straordinariamente superiore: riesce a riconoscere strutture delle dimensioni di 7 millesimi di millimetro (7 micron); infine una fluorangiografia retinica (FAG) può essere raccomandata, soprattutto nei casi controversi.

La fluorangiografia comporta l’iniezione di un mezzo di contrasto nel braccio e lo scatto di fotografie del fondo oculare per vedere la distribuzione del colorante fuori dai vasi danneggiati. Molto raramente possono verificarsi fenomeni allergici. Le donne diabetiche in stato interessante devono consultare un oculista entro il primo trimestre, poiché la retinopatia può peggiorare rapidamente durante la gravidanza.

Nella fase iniziale della retinopatia diabetica possono non esserci sintomi. È molto importante però non aspettare di aver problemi per farsi visitare. Rapidi cambiamenti dei valori glicemici, anche in assenza di una retinopatia evidente, possono comportare transitori annebbiamenti della vista. Se la macula, che è la parte centrale e più nobile della retina, si riempie di liquido (edema) e sangue, a causa della malattia diabetica, la visione si offusca più seriamente e il recupero visivo è più difficile anche dopo il trattamento.
Se invece si vedono improvvisamente punti neri, corpi mobili o un completo annebbiamento nel campo visivo, potrebbe trattarsi di un sanguinamento interno dovuto alla crescita di nuovi vasi sanguigni anormali e fragili che perdono liquido e sangue, a livello retinico e del nervo ottico. Questa fase è nota come retinopatia diabetica proliferante.
È importante farsi visitare con urgenza se si nota un peggioramento della vista perdurante più di qualche giorno, e non associato a uno sbalzo glicemico.

In caso di Retinopatia non proliferante e in presenza di edema maculare il trattamento classico è la fotocoagulazione laser, con pattern a griglia o focale, volta a ridurre l’edema, contenere l’andamento della malattia e ripristinare la funzione visiva. In caso di edema della macula clinicamente significativo (CSME) si può intervenire con iniezioni intravitreali di farmaci in grado di bloccare il vascular endothelial growth factor (VEGF), una molecola che partecipa allo sviluppo anormale dei vasi sanguigni. Il trattamento per la Retinopatia non proliferante con aree ischemiche prevede un’accurata ed estesa fotoablazione. In presenza di sanguinamenti intraoculari (emovitreo) e distacco trazionale della retina il trattamento è la vitrectomia.

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